la città del cielo

 

La Città del Cielo è fatta da cupole coperte di pece, peli e squame come pelle di animali arcaici che custodiscono i misteri del mondo e i segreti delle storie degli uomini.
La Città del Cielo è un viaggio a volo di uccello, forse cominciato da un antico sguardo di quando, bambino, guardavo la città dall’alto del balcone di mia nonna, con sotto i Vergini, Forìa, fino

in fondo al Vesuvio.
Uno sguardo perdurato negli anni, poi diventato adulto con la fotografia, attraverso il quale ho cercato di afferrare la sostanza dell’incanto che quelle cupole hanno da sempre esercitato su di me, utilizzando una ripresa possibilmente ravvicinata e frontale, un’inquadratura volutamente statica e la composizione nel quadrato a rafforzare la forma e l’evocazione, proprio a lasciar parlare indisturbato il soggetto come in un’intervista, in un ritratto.

Ne è sorto un lavoro di immagini in sequenza simili a una grammatica musicale che non si propongono come mappatura architettonica, ma diventano canto di voci di pietra, visioni, successioni di volti, presenze che si tramutano dal divino all’umano. E che mostrano sui loro corpi, nell’innalzarsi sacro verso il cielo, le laiche storie del tempo, le crepe simili a ferite umane, come a specchio della tragedia che in ogni momento si rappresenta nella strada sotto di esse.

In quell’inesorabile dialogo teatrale tra umano e divino che è canovaccio e strumento di misurazione della nostra esistenza in questa Città del Cielo.

 

(Mostra fotografica tenuta allo SPAZIO KROMÌA di Napoii dal 27 novembre 2015 al 5 febbraio 2016)

 

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